Misurare la potenza senza sensori, possibile se hai la App giusta

SportPlusHealth, l’unica App per ciclismo che riesce a misurare la potenza senza usare costosi sensori.

 

È una lunga e proficua collaborazione con l’università di Verona che consente a SPH Cycling e SPH MTB di essere l’unica App per ciclismo che riesce a misurare la potenza di un atleta senza usare i costosi sensori da applicare alla bicicletta.

Gli allenamenti per gli sport di endurance si fanno o misurando la frequenza cardiaca dell’atleta, o controllandone la potenza generata durante l’attività fisica.

Tuttavia, mentre il battito del cuore è soggetto a variabili indipendenti dallo sforzo fisico (come lo stato emotivo e le condizioni di salute in quel momento), la potenza sviluppata non è soggetta a fattori esterni. Per questo negli ultimi anni si tende a prediligere questo approccio.

I primi sensori di potenza risalgono a circa dieci anni fa. Quello che hanno fatto i precursori di questo nuovo sistema è stato mettere dei sensori per determinare la forza generata dall’atleta.

Questi sensori non sono altro che delle celle di carico come quelle che si usano nelle bilance. Alcuni sono montati sul pignone posteriore, altri sulla pedaliera, altri sulla pedivella, alcuni sulla corona. Ognuna di queste posizioni determina problematiche e livelli di precisione differenti.

Il sistema più attendibile è quello sulla corona, ma è anche il più costoso, oltre 1500 euro solo i sensori, più il costo del ciclocomputer collegato che elabora i dati. Va considerato inoltre il costo della manutenzione/taratura dei sensori a inizio stagione.

SportPlusHealth ha ideato un sistema che emula i sensori di potenza mediante un algoritmo, in modo da permettere a chiunque di allenarsi in potenza senza costosi dispositivi.

È stato ideato un test da cui si ricavano dei parametri che, inseriti in un algoritmo, calcolano la potenza sviluppata da un atleta mentre pedala.

Funziona così: su una cyclette si fanno dei test di potenza a sforzo incrementale (a step ad esempio di 50 watt, per circa cinque minuti, finché uno resiste), e si vanno ad analizzare il livello di acido lattico, i battiti del cuore, o entrambi. Dopodiché si fa un altro test sulla propria bicicletta, all’aperto, in pianura, con degli incrementi di velocità di ad esempio 5 km/h, anche in questo caso per circa cinque minuti, fino al limite di resistenza, misurando i battiti del cuore.

L’apparecchio per misurare l’acido lattico è selftest (dal costo decisamente accessibile) ed è simile a quello per misurare la glicemia, basta una goccia di sangue da applicare su una strisciolina di carta. I risultati possono essere inseriti nella App digitando i valori manualmente o tramite cavo usb.

Dal confronto tra i dati dello sforzo sulla cyclette e su strada si ottengono due indici che chiamiamo KA e CR (coefficiente di attrito e coefficiente di rotolamento). Combinando questi due parametri con la velocità e la pendenza, e valutando intensità e direzione del vento, si riesce a calcolare la potenza sviluppata dall’atleta.

Con questo semplice ed intuitivo sistema un atleta che disponga di più biciclette potrebbe equipaggiarne ognuna con il proprio sensore emulato, quindi ad un costo molto contenuto, con un buon grado di affidabilità.