PERCHE’ I CAMPIONI SCELGONO IL GIRO AL POSTO DEL TOUR

C’è sempre più rosa nella tavolozza dei grandi campioni del ciclismo, storicamente ispirato al giallo del Tour de France. Il Giro, la “Corsa Rosa”, attira ora tanto interesse, se non di più, del Grand Boucle come conferma pure il quotidiano transalpino Le Monde.

Così hanno scelto 4 degli specialisti delle corse a tappe più adatti a sconvolgere la supremazia della squadra britannica Sky, diventano Ineos, a luglio sulle strade esagonali: l’olandese Tom Dumoulin, l’inglese Simon Yates, lo sloveno Primoz Roglic e Vincenzo Nibali. Dovevano formare un quintetto da sogno con il prodigio ciclistico mondiale Egan Bernal (Ineos). Ma il 22enne colombiano si è infortunato ad Andorra una settimana prima della partenza.

Il Tour si profila invece più noioso con il tridente Christopher Froome, Geraint Thomas ed Egan Bernal – che avrà pochi avversari. Se il Tour rimane la gara più prestigiosa del calendario, l’attrazione per il Giro si basa in diversi fattori.

  • Una gara più aperta
    Le persone sono annoiate dalla condotta Sky (ora Ineos) del Tour de France. Anche i corridori vorrebbero sfuggire allo scenario di una gara dove gli audaci sono sistematicamente riportati alla realtà dal treno infernale della squadra britannica. Romain Bardet, nonostante gli obblighi legati al suo sponsor francese, quest’inverno ha sognato a lungo il Giro d’Italia.
    “Il Giro è una gara più difficile e meno monotona, in assenza di una squadra Sky che controlli tutto”, ha dichiarato l’italiano Mario Chiesa, direttore sportivo del team Bahrain-Merida di Vincenzo Nibali. Durante il Giro d’Italia, nessuna squadra, nemmeno la Sky che ha scortato Christopher Froome l’anno scorso, ha i mezzi per controllare la gara.
    L’importanza esagerata del Tour de France ha almeno due conseguenze: tutte le squadre si presentano con otto corridori al top della loro forma; il prestigio di un posto nella top ten può cambiare carriera o talvolta è sufficiente per soddisfare uno sponsor. La gara è così bloccata e ognuno difende i suoi scarsi risultati.
  • Tappe sprint VS tappe dal leggenda: Mentre il Tour de France è costretto a scommettere su tappe-sprint, per creare una gara spettacolare ed esplosiva, il Giro continua a scommettere su tappe di montagna marathon,  oltre 200 km , dove i preferiti si trovano da soli nell’ultima ora di gara.
    Di qui tappe di antologia che rimandano ai miti degli anni del dopoguerra, come quella in cui Christopher Froome ha rovesciato il Giro dell’anno scorso. Il meteo, più imprevedibile a maggio rispetto a luglio, soprattutto sopra i 2.000 m, può provocare terremoti in classifica. La difficoltà delle tappe di montagna e dei suoi passi, come Mortirolo o Zoncolan, ha scritto la leggenda della gara.
  • Passione e tranquillità
    “Al Tour, hai l’impressione di essere in uno zoo: il corridore è l’animale a cui lanciare le noccioline. Al Giro, abbiamo l’impressione di essere in un museo: la gente viene a vedere i dipinti. In Italia, come dice lo svizzero Steve Morabito (Groupama-FDJ), i corridori sentono di essere più rispettati che in Francia, dove incontrano un pubblico che si avvicina principalmente allo spettacolo della carovana pubblicitaria, ed è più sensibile alla questione del doping.
    La gente del Giro, nei valichi di montagna, è molto spesso arrivata in bicicletta, mossa dall’opportunità di vedere da vicino i campioni che guarda in televisione. Christopher Froome, acclamato in Italia lo scorso anno quando era gravato dalla minaccia della squalifica, poi è stato fischiato in Francia quando era appena stato prosciolto, ha sentito questa differenza.
  • Meno pressioni: Questo rispetto è accompagnato da un clima diverso. La pressione degli sponsor, quindi dei team manager e dei media, sono inferiori. L’organizzazione della gara è meno militare rispetto al Tour de France. Inoltre il Giro sa predisporre ottimi percorsi.
  • Igaggio:  Questa pratica ha sempre avuto luogo. I Tour ha sempre rifiutato invece l’ingaggio degli atleti che in passato ha raggiunto cifre importantissime per Lance Armstrong nel 2009 e per Chriss Froome, nel 2018.  A volte la cottura della pasta e il fascino delle piazze medievali non sono sufficienti.

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