TADEJ POGACAR: UN PREDESTINATO PRONTO A BRUCIARE LE TAPPE

Il giovanissimo sloveno Tadej Pogacar, è nato solamente nel 1998,  già vola altissimo nell’olimpo del ciclismo. 21 anni ancora da compiere e un podio alla Vuelta Espana con ben 3 vittorie di tappa nella corsa spagnola e la maglia di miglior giovane. Suo il podio, 3°, dietro a Primoz Roglic e Alejandro Valverde. Nel dopoguerra solo Giuseppe Saronni, suo scopritore, aveva saputo fare tanto alla sua età.

Addirittura, se andiamo più nel dettaglio, vediamo che da ben 85 anni nessun giovane aveva saputo vincere 3 tappe di montagna. Parliamo del 1934 e quello era un ciclismo pionieristico.

Cosa dire di più? Bhe, innanzitutto che si tratta di un predestinato e questo già fa capire molto su quello che sarà il suo futuro. Pogacar è stato segnalato a Saronni già dalla categoria Allievi da un tecnico sloveno che lo portava a correre al Mestni park Tivoli di Lubiana. Il primo anno faticava a finire le corse, il secondo ottenne un piazzamento e non riusciva a crederci. Lui gareggiava per imitare il fratello. Lì ha iniziato a stupirsi di se stesso. Un adolescente zeppo di brufoli che sfrecciava tra i castagni.

La seconda volta che ha stupito tutti è stato al Tour de l’Avenir, da lui vinto. “Pensavo di arrivare nei top 5. Certo mi ero preparato bene.. ma chi si aspettava un successo nel Tour de France Baby”.

Il 2019 ha rappresentato la svolta per lui: Si è fatto le ossa in breve corse a tappe. Si è smaliziato al Giro dei Paesi baschi, poi nelle classiche delle Ardenne: Amstel Gold Race, Freccia Vallone, Liegi-Bastogne-Liegi. Ha alzato le braccia al cielo due volte e per due volte si è portato a casa la maglia di leader dei una corsa e alla fine la grande Vuelta Espana con il suo ricco bottino.

Cosa balza all’occhio? Bhe, sicuramente il carattere non difetta a questo ragazzino che ha saputo tener duro con la testa prima ancora che con le gambe. “La Vuelta mi ha sorpreso – ha spiegato Pogacar – anche perché non avevo mai lottato per la classifica generale di un Gran Tour. Non credo di aver ancora realizzato bene cosa io abbia fatto e per questo ci vorranno alcuni giorni”.

La cosa stupefacente è stata la sua spensieratezza. In un paio di occasioni ha affermato: “In quel punto attacco” e così ha fatto. Tutto facile sulla carta, meno nella realtà.

Come sintetizzare l’essenza di Tadej Pogacar? Testa, coraggio e gambe.